Chi canta

Chi canta dovrebbe sapere che la sua voce è come un ponte, pur sempre oscillante e precario, verso l'Altro. Se non lo è, c'è troppa referenzialità narcisistica, troppa ricerca di perfezione che, in quanto tale, estrania un soggetto da sè stesso.

Una voce che si esibisce senza darsi veramente, resta fissa, per quante modulazioni e gorgheggi produca, è mortifera, per quanto finga una vivacità prosodica; congela tutto intorno a sè e non da prova d'amore neanche per sè stessa, costretta e piegata com'è verso l'impeccabilità di una prestazione irrigidita, a cui viene sacrificata la plastica espressività vocale. Una tale voce (si può ancora chiamarla così?) inanimata rivela che al cantante non basta essere bravo: gli è indispensabile esprimere le proprie particolarità e finitezze, affinchè la sua voce resti una cosa viva. L'ideale di perfezione è una possessione mortifera

(Laura Pigozzi - A nuda voce  - pg.222)